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Christian da Napoli

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei scritto qualcosa del genere non gli avrei mai creduto!!!

Ciao, mi chiamo Christian, ho venticinque anni e solo da pochi mesi ho appreso la sconvolgente quanto inevitabile notizia d’essere affetto da una cosiddetta “neuropatia senso-motoria”. A tutt’oggi non ho la più pallida idea di quale tipo si tratti, quale sia il suo vero nome, e purtroppo non sono il solo, ma in fondo in fondo non è questo il punto… ciò che davvero conta in questi cosi è non lasciarsi andare!

I primi quindici anni della mia vita sono stati quelli di un ragazzo “normale”, mi si conceda l’uso improprio di questo termine è solo per rendere l’idea, anzi la mia infanzia è passata all’insegna di una serie di piccoli successi sportivi. Avevo poco più di cinque anni quando i miei genitori decisero di farmi prendere lezioni di nuoto. Cominciai con l’interesse di un bimbo di quell’età, così per gioco, ma più passava il tempo e più quello sport mi piaceva perché rendevo molto e con estrema facilità, così dopo tre anni fui inserito nel corso di pre-agonistica. Nei due anni che seguirono partecipai ad una decina di gare esterne, ottenendo ottimi risultati. Nel frattempo nacque mio fratello e mia madre che mi accompagnava ogni giorno in piscina, non poté più farlo. Di lì la decisione di togliermi dal corso di nuoto, e quell’avventura finì così com’era cominciata nel senso che la cosa non mi dispiaceva più di tanto, sicuramente oggi più di allora! Di punto in bianco smisi di fare qualunque tipo d’attività fisica.

Per un triste gioco di coincidenze dopo qualche anno cominciai a risentire di un leggero e progressivo indebolimento della muscolatura delle gambe, che data la giovane età non mi spiegavo e credevo che la causa fosse la vita sedentaria che facevo. Intanto frequentavo le scuole superiori e come tutti prendevo parte alle lezioni di educazione fisica nelle quali mi rendevo sempre più conto di quanto fosse strano il fatto di non avere quell’energia e quel vigore di una volta, che mi limitava anche nei movimenti più banali quali saltare o correre veloce. Mi ricordo con particolare disappunto di un compagno di classe che mi attribuì il nomignolo di moviola e si divertiva a imitarmi in alcuni movimenti.

Di lì a poco successe qualcosa di strano. Non so per quale ovvio motivo ma le mie gambe pian piano si rafforzarono e quel senso di debolezza per un paio d’anni si attenuò. Terminai le scuole superiori e mi iscrissi all’università e nello stesso periodo mi iscrissi in una palestra dove praticavo body building, ma in sei mesi di allenamento tutti i muscoli rispondevano meno che quelli delle gambe. Avevo vent’anni e mi trovai nuovamente di fronte al fatto che il mio corpo non rispondeva come avrebbe dovuto, e la mia riflessione era sempre la stessa, non era possibile quello stato di cose a quell’età… a meno che!!!

Prendevo sempre più coscienza del fatto che qualcosa non andava, ma come una sorta di difesa psicologica non gli davo il giusto peso, attribuivo le distorsioni e gli inciampi sempre più frequenti alla distrazione e di conseguenza facevo sempre più attenzione a dove mettevo i piedi; non volevo torturarmi con l’idea di avere qualche problema fisico. Ho vissuto così per altri cinque anni, con questa inconsapevole consapevolezza, fino a quando anche mia sorella, quindicenne, stava cominciando ad accusare sintomi di debolezza alle gambe simili ai miei. A quel punto mi sembrava assurdo continuare così, era evidente, la cosa non riguardava più solo me.

Così, dallo scorso autunno ci siamo sottoposti ad una serie di indagini, tutt’ora in corso, per arrivare ad una diagnosi definitiva e precisa.

Ma a parte il resto, quello che più mi preme in questo momento è evidenziare il lato più oscuro e subdolo di questa storia. Così come per tanto, troppo tempo avevo sottovalutato l’aspetto clinico, adesso stavo commettendo l’errore di sottovalutare l’aspetto psicologico. Domande del tipo: “… tra trent’anni come sarò? … camminerò ancora? Potrò mai avere un figlio sano?” mi ossessionavano e prendevano sempre più spazio nella mia mente. Per un momento tutto quello che per me era certezza era diventato dubbio, la mia fede in Dio, la mia ragazza, i miei studi quasi al termine, e questo mi ha portato a fare una serie di scelte sbagliate e lontane da tutto quello che mi aveva sempre e fino a quel momento motivato. Questo stato di cose mi ha tormentato fino a quando non ho capito che la mia vita valeva più di un difetto fisico e che forse era il caso di viverla al meglio, più di quanto avessi fatto fin’ora.

Non è certo per fare della retorica quello che ci ha spinto a scrivere di noi, anzi il motivo tutt’altro che egoistico è quello di precludere a quante più persone la possibilità di commettere lo stesso errore. Le storie riportate in questo sito sono molto diverse, ma tutte hanno una costante che inevitabilmente si ripete come un triste ritornello. Prima o poi ognuno si è trovato a dover fare i conti con se stesso e trovare la forza e il coraggio di uscire allo scoperto per affrontare la realtà.

Personalmente credo che sia più facile razionalizzare queste cose condividendole con chi di sicuro può capirle, anziché starsene lì e prendersela con tutto e con tutti aspettando che la situazione cambi da sola.

Ricordalo sempre:

“L’essere sconfitti è a volte solo una condizione temporanea. Ciò che la rende permanente è arrendersi”.

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