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Sono Marina, ho 54 anni e ho la CMT. E' così facile e veloce
presentarsi, ma dietro quelle 3 lettere c'è una vita di disagi e difficoltà. I miei problemi sono
cominciati quando ho fatto i primi passi. Camminavo sulle punte e continuavo
a cadere. Mi è stato messo un plantare per i piedi piatti (!!) e mi dicevano
che cadevo perché ero sbadata. Verso i 6 anni per una forte scoliosi mi è
stato messo un busto di ferro e cuoio (a quei tempi andavano giù pesante!) ed
ero sempre "sbadata". La schiena si raddrizzava, mi toglievano il
busto e la schiena si storceva nuovamente e così su il busto ancora. Le
elementari le ho passate così con busto, piaghe e gli scherni dei compagni di
scuola che non capivano quella bimbetta bionda con due occhioni azzurri, che
cadeva sempre e non sapeva saltare la corda e giocare a mondo.
Dopo
questo martirio inutile un "luminare" si è accorto che il problema
era nelle gambe e a un altro medico è venuto il sospetto che potesse essere
un problema neurologico. Così ho fatto il mio primo terribile
elettromiogramma, il risultato è stato... negativo!! (ah, gli apparecchi
della preistoria!) e così chiuso discorso. Io
intanto crescevo (si fa per dire, mi sono fermata a 1 metro e 54 cm!) e
continuavo a cadere e camminare sempre peggio. I miei piedi hanno cominciato
a deformarsi, a diventare cavi con le dita a martello e nessun medico capiva
niente e sapeva cosa fare, anche perché nessuno in famiglia aveva i miei
stessi problemi. Sono
diventata una ragazza, anche carina, ma così imbranata che i ragazzi mi
corteggiavano un po', ma quando mi invitavano a ballare ero uno strazio e
così facevo sempre tappezzeria. I miei amici erano tutti supersportivi e,
abitando a Lecco, avevamo le montagne tutte intorno per sciare e fare
passeggiate e il lago per nuotare e andare in barca... e io a guardare e
mandare giù lacrime in segreto sognando sempre il miracolo.
Dopo la maturità
decido di iscrivermi all'Università alla facoltà di Farmacia, anche perché
essendo mio nonno farmacista, fin da piccola trafficavo al bancone tra pomate
e cachet, dandomi le arie di aiutante. Inizia così la mia vita di pendolare
Lecco - Milano, tra treni e metro, gradini e scale. Per mia grande fortuna la
mia amica Pinuccia, già compagna di liceo, mi segue in questa avventura e
saremo sempre insieme ad ogni lezione, esame, laboratorio e anche la laurea
lo stesso giorno. Il suo aiuto è grande e, anche se ogni tanto l'ho
trascinata giù con me da una scala con una rovinosa caduta, non mi ha mai
lasciato sola davanti a un ostacolo.
A 21 anni inizio una
storia con un mio coetaneo, Dario, supersportivo anche lui, ma che non si
preoccupa delle mie gambe. Dopo qualche mese ecco prospettarsi il miracolo! Un'ennesima visita,
questa volta al Rizzoli di Bologna, decreta l'utilità di un intervento
chirurgico per l'allungamento del tendine d'Achille. Dopo di questo si potrà
avverare il mio sogno: ballare! Operata a tutt'e due le gambe, sempre
pensando a un problema solo ortopedico, mi mettono un gesso pesantissimo per
tantissimo tempo. Ma cosa importa
stare un po' di mesi in sedia a rotelle, se poi ci sarà il miracolo? Ma altro
che miracolo!! Col gesso tutto quel tempo i miei polpacci sono scomparsi e le
gambe non mi reggono più in piedi. E così inizia un nuovo calvario di
stampelle e fisioterapia. A questo punto
rispunta quel vecchio dubbio: "... e se fosse un problema
neurologico?" Un
giovane brillante neurologo mi visita e subito decreta "Charcot -Marie -Tooth" e quando stupefatta chiedo
spiegazioni e previsioni per il futuro mi dice in tono perentorio "a 35
anni in sedia a rotelle, niente laurea in farmacia (come lavorare in piedi?),
niente matrimonio (ma chi vuole una palla al piede?), niente figli". Il
dottorino è stato acuto nella diagnosi (era il 1976!), ma non certo dotato di
psicologia e umanità a darmi quelle comunicazioni! Il
mondo mi cade addosso. Ancora sono molto incerta nel camminare, non voglio
più vedere Dario e continuare l'università. Avrei voluto solo piangere e
disperarmi, senza più progetti per il futuro. Ma poi mi dico "Marina
tira fuori le unghie e i denti e riprenditi la tua vita". Dario, sempre
al mio fianco, mi sprona ad andare avanti e a lottare. Vengo
ricoverata all'Istituto Neurologico Mondino di Pavia dal prof. Pinelli, che
con molta umanità e delicatezza mi conferma la diagnosi di CMT e mi spiega
che, figlia di genitori sani, sono un caso sporadico, una mutazione genetica
improvvisa. Mi dice che non può prevedere i miei peggioramenti, che potrei
fare la farmacista part-time, sposarmi con un uomo che mi ama per quello che
sono, ma su una cosa è categorico: niente figli. Io e Dario a questo punto decidiamo
di sposarci e rischiare e lui, che viene da una famiglia numerosa, mi dice
che gli fa piacere un po' di tranquillità in casa. Così inizia la mia
vita "normale". Faccio la moglie (sono una brava cuoca) e la
farmacista (i miei clienti mi apprezzano per il mio sorriso sempre presente e
una parola incoraggiante sempre pronta). Dario è un patito della moto e mi ha
portato fino a Capo Nord! Poi prende il brevetto di volo e mi aiuta ad
arrampicarmi su quegli aeroplanini e a volare con lui... E così tra alti e
bassi sono 30 anni che "voliamo" insieme! Quanti farmaci e
terapie ho provato! Dal glicocolla e aminoacidi ramificati alle 300 iniezioni
di gangliosidi che mi hanno ridotto i glutei dei colabrodo doloranti. Ora dal
2006 sono nel trial clinico con l'acido ascorbico, sovvenzionato da Telethon.
La speranza che si possa trovare il farmaco giusto, almeno per fermare la
malattia, è sempre con me. Con tante lacrime e
"perché a me?" nel cuore, ho imparato ad accettare la CMT e a
conviverci, anche quando sono sopraggiunti grossi problemi alle mani che mi
limitano parecchio i movimenti e l'uso. Ho scoperto giorno per giorno quanto
è meravigliosa la vita e sono un'entusiasta di tutto. Anche quando, dopo 26
anni nella stessa farmacia, ho dovuto lasciare il mio adorato lavoro per un
ulteriore grosso problema di salute a livello circolatorio e renale, non
correlato alla CMT, non mi sono arresa.
Avendo più tempo a
disposizione, ho creato un gruppo di amiche che aiutano a sostenere
l'associazione e ci diamo tutte da fare per raccogliere fondi e far conoscere
la malattia. Abbiamo così organizzato delle bancarelle in centro Bergamo dove vendiamo collane, braccialetti, magliette, borse e altro, tutto fatto da noi e decorato con bottoni ("Bottoni che fatica!" vista la nostra difficoltà ad usarli).
Ecco questa è la mia vita, con la CMT sempre mia compagna di viaggio. |
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un saluto, a
presto Marina
Per chi non avesse dimestichezza con internet può telefonare a Marina, rispettando gli orari dal LUNEDI' al VENERDI' dalle 13.30 alle 15.30 al numero 3482442756
Invece per scrivere una mail a Marina cliccare sul nome
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