Il Ruolo dell’Attività Fisica Adattata nella Malattia di Charcot-Marie-Tooth

In un recente lavoro intitolato “La malattia di Charcot-Marie-Tooth: ruolo dell’attività fisica adattata e del ricondizionamento muscolare nella gestione funzionale”, pubblicato sulla Rivista di Neurologia e che qui riassumiamo, gli autori Michele Perniola, Ciro Moretti, Simone Cigni e Rodolfo Lisi affrontano il tema del ricondizionamento muscolare nella CMT, nominando positivamente, per la prima volta, l’Attività Fisica Adattata e l’importante ruolo dello scienziato motorio.
La malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT) è caratterizzata da una progressiva debolezza muscolare distale e da alterazioni del cammino che portano frequentemente a una significativa riduzione dei livelli di attività fisica. Questa inattività tende a innescare un pericoloso circolo vizioso di decondizionamento muscolare, intolleranza allo sforzo e un progressivo peggioramento delle capacità funzionali globali. Poiché, allo stato attuale, per la maggior parte dei sottotipi di CMT non esiste una terapia farmacologica causale consolidata, l’approccio clinico si basa sulla prevenzione delle complicanze e sul mantenimento delle funzioni residue. In questo scenario, il rinforzo muscolare e l’esercizio strutturato emergono come strumenti non farmacologici di primaria importanza.
Esercizio nella CMT: 👍 o 👎?
Storicamente, la prescrizione dell’esercizio fisico nelle neuropatie ereditarie era fortemente ostacolata dal timore di provocare un peggioramento della debolezza muscolare, un fenomeno clinico noto come overwork weakness. Tuttavia, un’attenta analisi della letteratura scientifica ha ampiamente smentito questa preoccupazione. I programmi di esercizio strutturati, se condotti a intensità moderata e con carichi submassimali, si sono dimostrati sicuri e ben tollerati dai pazienti. Non vi è alcuna evidenza di deterioramento della funzione neuromuscolare o di effetti avversi significativi quando l’attività motoria è personalizzata, progressiva e adeguatamente supervisionata.
Quali esercizi sono indicati nella CMT?
Dal punto di vista funzionale, il ricondizionamento muscolare nella CMT non mira al semplice recupero isolato della forza, ma all’ottimizzazione dell’efficienza biomeccanica del movimento. Sebbene la letteratura scientifica internazionale non parli quasi mai esplicitamente di Attività Fisica Adattata (AFA) ma si concentri rigorosamente sul rinforzo muscolare, i protocolli raccomandati privilegiano il lavoro sulla muscolatura prossimale degli arti inferiori e del tronco. Questi specifici distretti muscolari assumono un ruolo compensatorio vitale per contrastare la debolezza distale, garantendo una maggiore stabilità posturale e un miglior controllo durante la fase di appoggio.
L’efficacia dell’intervento raggiunge i massimi livelli attraverso programmi multimodali che combinano il rinforzo muscolare, l’allenamento aerobico ed esercizi mirati per l’equilibrio dinamico. Questo approccio integrato si rivela particolarmente efficace per contrastare i deficit propriocettivi, migliorare la sicurezza del cammino e prevenire le cadute.
Ed è proprio in questo passaggio dalla teoria alla pratica che l’articolo analizzato ha il grande merito di introdurre la figura dello scienziato motorio. Pur racchiudendo sotto l’ombrello dell’AFA ciò che la letteratura definisce più genericamente come rinforzo muscolare, affidare l’esecuzione di questi esercizi a un laureato in scienze motorie (in palestra o sul territorio) rappresenta una grande opportunità per le persone con CMT. Questo professionista offre un contributo insostituibile per tradurre le indicazioni cliniche in percorsi di esercizio sicuri e sostenibili nel lungo periodo, orientati a massimizzare l’autonomia funzionale.
L’Importanza della Continuità: L’Integrazione con la Riabilitazione Intensiva
La necessità di un approccio motorio costante e prolungato nel tempo trova una validazione chiara nei risultati dello studio promosso dalla nostra associazione. La nostra ricerca ha dimostrato che un ciclo di riabilitazione intensiva è in grado di produrre miglioramenti clinici significativi sulla forza e sull’equilibrio. Tuttavia, lo studio evidenzia come tali benefici tendano a disperdersi a distanza di un anno se non vengono attivamente supportati.
Questo dato avvalora e completa il quadro: per consolidare i risultati ottenuti in ambito clinico e riabilitativo, l’attività motoria supervisionata, in affiancamento a un professionista del movimento, deve rappresentare un impegno costante e una componente strutturata nella vita quotidiana di ogni paziente con CMT.